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Dodici Stelle 10|12

Dodici Stelle 10|12

fr. Sergio Catalano op
Michele Azzolino, La Beata Vergine appare al Beato Domenico e gli rivela la cura che ha per l’Ordine, 2020.
La Vergine appare a Domenico e gli rivela la sua cura per l’Ordine
[Il beato Domenico], alzandosi dalla preghiera, andò incontro a quella Signora fino alla lampada che pendeva in mezzo al dormitorio e, inginocchiandosi, quantunque l’avesse già riconosciuta, la supplicò di svelargli chi ella fosse. In quel tempo a Roma, nel convento dei frati e delle suore, quella bella e devota antifona, che cominciava con Salve Regina, non veniva ancora cantata ma si usava soltanto recitarla in ginocchio. Orbene, rispondendo, al beato Domenico, quella Signora disse: «Io sono colei che voi invocate ogni sera. E quando dite Eia ergo, advocata nostra, io mi butto in ginocchio davanti a mio Figlio per la conservazione di codesto Ordine». 

Da “I Miracoli del beato Domenico” di sr. Cecilia.

Quando il corpo segue il cuore
Fin dall’infanzia ci vengono insegnate quelle preghiere che ci accompagneranno per tutta la vita. Ma pregare è semplicemente recitare delle formule? Evidentemente no, sarebbe troppo riduttivo.
Pregare è entrare in relazione con Dio. E come ogni relazione che si rispetti tutto il nostro essere ne è partecipe… anche il nostro corpo!
San Domenico lo aveva capito. Di lui si ricordano ben novi modi di pregare, fatti più di gesti che di parole. Testa e schiena chinata, prostrato a terra ai piedi dell’altare, battersi per unirsi alla Passione di Cristo, ritto in piedi senza appoggiarsi a nulla, braccia aperte come Gesù sulla croce, braccia in alto quasi a formare una freccia rivolta verso il Cielo e inginocchiato in segno di supplica. Questi sono gli atteggiamenti attraverso cui Domenico, innamorato del Signore, parlava con Dio per poter parlare di Dio.
E lì, davanti alla Vergine nel corridoio del dormitorio, lo ritroviamo in inginocchio. Una postura che dice riverenza e desiderio di entrare in relazione di ascolto e richiesta. Come Maria di Betania – sorella di Marta – che, “sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola” (Lc 10, 39).
A noi uomini e donne del XXI secolo, il linguaggio del corpo nell’alveo della preghiera sembra non dirci più nulla. Eppure è il corpo a essere veicolo privilegiato della nostra interiorità. La nostra preghiera cristiana lo sa bene. Stare in piedi o seduti, a mani giunte o rivolte verso l’alto, sono tutti comportamenti che, all’interno delle nostre liturgie, hanno un loro significato ben preciso. Gli stessi Salmi ci confermano l’importanza del corpo nella preghiera «alzate le mani verso il santuario e benedite il Signore» (Sal 134,2).

Preghiamo. Maria, Consolatrice degli afflitti, abbraccia tutti i tuoi figli tribolati e ottieni che Dio intervenga con la sua mano onnipotente a liberarci da questa terribile epidemia, cosicché la vita possa riprendere in serenità il suo corso normale.

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