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La bellezza greca della Vergine

La bellezza greca della Vergine

fr. Fabio Gibiino op
Madonna-del-Rosario-Girolamo-Bagnasco-XVII
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Quando i frati mi hanno annunciato che erano iniziati i lavori di restauro del simulacro della Vergine del Rosario, non ho potuto trattenere la voglia di salutarla prima del nuovo “make up” del complesso statuario. Cosi, nell’accedere al laboratorio, gli elementi statuari non si trovavano più nella loro imponenza trionfante come quando i fedeli li vedono durante l’uscita della “vara” per le strade del centro storico. Non più sulla “vara”, ma per terra, cosi vicini allo sguardo di chi li osserva. In più, questo “smembramento” statuario mi ha permesso di fare un giro attorno ai vari elementi scultorei e ammirare la tecnica del Bagnasco nel conferire al complesso scultoreo quella dinamicità realista. 

Ma un particolare ha letteralmente “rapito” la mia attenzione. Il volto della statua della Vergine Maria. Come non riconoscere nelle sue linee compositive una citazione esplicita dei canoni classici della scultura greca classica? Se infatti accostiamo il profilo della Vergine del Bagnasco con quello della “Venere di Milo”, ne riconosciamo i medesimi canoni estetici di bellezza: il volto ovale dai lineamenti morbidi, il naso diritto e sottile, le labbra carnose, il mento arrotondato. 

Così in questa statua non scorgiamo soltanto la trasmissione di un valore educativo della bellezza classica che il popolo dei fedeli può ancora ammirare, ma possiamo altresì vedere la trasfigurazione della grazia in quella materna benevolenza della statua mariana. 

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