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La santità di Domenico

La santità di Domenico

fr. Francesco Santi Lombardo op
Michele Spinali Vero Volto di San Domenico, 2013

La santità di Domenico emerge in un contesto storico, quello dei primi decenni del ‘200, segnato dalla dilagante eresia catara e albigese che metteva in discussione lo sfarzo, la ricchezza e il deterioramento morale che la Chiesa del tempo stava attraversando. In tale contesto egli mise in auge uno stile di vita nel profondo senso di fedeltà al Vangelo e alla legge della carità cristiana, che gli eretici del tempo avevamo abbandonato.

Lo stile di vita a imitazione di Cristo che egli incarnò, sono l’esempio più lampante della sua santità come l’ascesi, la povertà, la penitenza, la verginità.

Ascesi. È famosa l’espressione che riassume la vita di Domenico: egli “parlava di Dio o parlava con Dio”. In viaggio parlava del Vangelo ai suoi compagni e trascorreva la notte in preghiera versando abbondanti lacrime per i peccatori. La sua vita scaturiva anche da una attenta riflessione sulla Sacra Scrittura che portava sempre con sé. Ci dicono le fonti che sin da giovane “beveva avidamente ai rivoli della Sacra Scrittura”.

Povertà. San Domenico viveva la povertà per il regno dei cieli: indossava abiti semplici e non portava con sé nulla, tranne un bastone. Sull’esempio di Cristo che “non aveva dove posare il capo” (cfr. Mt 8,20), Domenico non aveva una cella personale nei conventi e spesso dormiva per terra o in prossimità dell’altare su cui pregava. La sua povertà non era una mera protesta nei confronti del lusso della Chiesa del tempo, ma una povertà che scaturiva da un bisogno dell’animo innamorato di Cristo, che diventava una testimonianza vivente per coloro che incontrava, diversamente dagli eretici che vivevano una povertà solo esteriore. La povertà di Domenico fu la prima arma contro gli eretici ma anche la prima via per vivere in pienezza la bellezza liberante del Cristo.

Penitenza. Strettamente connessa alla vita ascetica del Santo di Guzman erano le penitenze a cui agli si sottometteva. Questo tratto di Domenico si scoprirà appieno solo dopo la sua morte, in quanto la sua profonda umiltà fece in modo che rimanesse nell’ambito privato della sua relazione con Dio. Certamente parlare di penitenze al giorno d’oggi sotto queste forme è al quanto fuorviante, ma più che fermarsi agli strumenti di penitenza è interessante capire il fine che muoveva il suo cuore innamorato di Cristo: egli infatti offriva le sue sofferenze in un’unione alle sofferenze di Cristo sulla croce per la salvezza degli uomini.

Verginità. Altro elemento di rilievo è la sua verginità, simboleggiata nell’iconografia tradizionale di un giglio che accompagna l’immagine di Domenico. La sua verginità non va intesa solo nel senso fisico che riduce la bellezza di tale realtà. Quella di Domenico era una verginità nel corpo e nello spirito che scaturiva da un bisogno spontaneo della sua persona che nasceva dalla sua profonda esperienza di Dio e degli uomini in Dio.

Tutte queste virtù sono connesse, nella persona del santo padre Domenico, all’umiltà e alla perfezione nella carità. L’umiltà e la carità sono la base di ogni vita santa nella Chiesa, e che si declinano per ogni santo nei diversi carismi, per diffondere la luce di Cristo nella Chiesa e fuori la Chiesa. Queste virtù portarono il padre dei Predicatori a dedicarsi totalmente all’annuncio della salvezza, una salvezza che passava non solo dalle “parole” ma da “segni” concreti incarnati nella sua vita. L’asso vincente di san Domenico, infatti, fu accompagnare la sua “parola” di annuncio con la testimonianza della vita, proprio come fu per Gesù Cristo che accompagnava la sua predicazione con le opere, tanto che faceva quel che diceva e diceva quel che faceva. La santità di san Domenico ci rivela un volto pienamente innamorato di Dio e ci svela il “volto di Cristo”. Non a caso santa Caterina da Siena scrisse nel Dialogo della Divina Provvidenza che san Domenico fu colui che assunse l’ufficio del Verbo, cogliendo pienamente con questa espressione la sua fisionomia evangelica.

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