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La sfida dell’attesa

La sfida dell’attesa

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Edward Hopper, Morning Sun, 1952

“Sentinella, quanto resta della notte?”

Is 21,11

Ci sono giornate in cui restare a casa, non andando a scuola o a lavoro, è la cosa che più desideriamo. In altri momenti – come quello che stiamo attraversando a causa della pandemia -, vivere la normalità di un’uscita fuori porta può diventare, invece, una vera e propria ossessione.

Per noi abituati ogni giorno a lanciarci sul palcoscenico del mondo, a seguire ritmi frenetici e a fuggire da qualsiasi situazione che possa lasciarci soli con noi stessi, cambiare radicalmente le abitudini, può risultare estremamente faticoso. Per non parlare poi se i nostri compagni di “prigionia” potrebbero non agevolarci.

La contingenza nefasta ci obbliga a restare nelle nostre case, vivendo una sorta di privazione in un clima di attesa: una circostanza simile a quella di Maria e dei discepoli i quali, dopo aver accompagnato al sepolcro Gesù e già splendevano le luci del Sabato, … osservarono il riposo come era prescritto (Lc 23,54.56). 

La fede di chi aveva seguito il Cristo sino alla fine e l’amore della Madre, che aveva partecipato pienamente al dolore del Figlio, vengono ancora una volta provati con l’immersione in questo sabato di silenzio.

Secondo la Legge, di sabato, ogni pio ebreo era chiamato ad astenersi da ogni attività per dedicarsi alla Parola di Dio. Ma questo sabato, per la comunità giudeo-cristiana di Gerusalemme, meditare le promesse di Dio sarà stato difficile. Probabilmente anche per Maria; la quale, tuttavia, era certa che Dio l’avrebbe sorpresa ancora una volta.

In qualche modo anche noi viviamo una sorta di lungo sabato santo. E probabilmente tanti di noi tendono a viverlo con fatica. Guardando a Maria, possiamo, allora, imparare a vivere la sapienza dell’attesa: Lei conforto per i discepoli, Lei garante della comunità (cfr Gv 19, 26-27; At 1, 14).

L’invito è di non stare troppo con il naso all’insù, ma accorgerci di chi o di cosa ci circonda, come fece Lei a Cana di Galilea. Per alcuni potrebbe essere l’occasione di scoperte sorprendenti. Allo stesso tempo, provare a riprendere una certa intimità con Dio, fidandoci del Salmo 45 che recita: “sta’ in silenzio e conoscerai che io sono il Signore”, come Lei nell’ora dell’annunciazione.

L’esortazione è quella di cercare di attraversare la prova “riposando sotto lo sguardo del Signore”, come dice Timothy Radcliffe. Questo tempo può, così, ricevere luce da quel sabato santo vissuto da Maria in quell’ora di dolore.

Riposare sotto lo sguardo del Signore significa, quindi, ricordare che Dio è fedele alle sue promesse e non può abbandonare il suo popolo. L’attesa è l’arte di saper ricevere, come ricorda Simone Weil: “i beni più preziosi non devono essere cercati ma attesi”.

Il Padre, che ai suoi figli riserva solo il meglio (cfr. Mt 7, 11), non tarderà.

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