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#TUTTOANDRÀBENE

#TUTTOANDRÀBENE

fr. Sergio Catalano op
Luc Olivier Merson, Rest on the Flight into Egypt, 1879, Oil on canvas, Museum of Fine Arts, Boston

Dall’Egitto ho chiamato mio figlio

(Mt 2 15)

Sembra essere partito da Brescia il post-it “tutto andrà bene” accompagnato da un cuoricino che velocemente è arrivato un po’ ovunque. Lo hanno trovato sulle serrande dei negozi, sui muri, sugli alberi… Un messaggio semplice ma dalla grande forza vitale. L’hashtag #tuttoandràbene in internet non ha tardato molto ad arrivare. “La frase è al futuro, ma ha effetti immediati”. Lo ha ricordato l’autrice che è rimasta anonima per non distogliere l’attenzione dalla forza del messaggio. “Qualunque firma rischierebbe di togliergli forza”.

Il post-it arriva in un momento in cui tutti siamo provati dalla paura di questa epidemia del Covid-19 che ci ha rintanati in casa e allontanati da contatti fisici per cautela e prevenzione. Quoelet lo aveva già detto: c’è un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci” (Qo 3,5).

La Sacra Scrittura contiene molte più cose di quelle che immaginiamo. Come il dramma di Maria e Giuseppe, che nonostante la gioia del neo-nato Gesù, devono mettersi al riparo dalla furia di Erode. Che amare sono le acque Maria!

In un istante, la promessa di vita in abbondanza (Gv 10,10) si è trasformata in angoscia e fuga. La bellezza di essere Madre di Dio è già messa in pericolo dalla violenza del tiranno. Maria e Giuseppe devono ritirarsi in esilio. Dovranno vivere un tempo di isolamento dove Dio, tuttavia, non farà mancare il suo sostegno. E se Erode manderà soldati, Dio invierà angeli.

Pur rimanendo in patria, nelle nostre case, nei nostri luoghi, l’epidemia del corona virus ci sta mettendo tutti in esilio, misurando la nostra pazienza e costringendoci a guardare e riflettere sulle cose che contano. Siamo allontanati dalla nostra routine e rinchiusi in una zona dove ci si può sentire smarriti e soli. Il mondo intero sembra perseguitato da una minaccia invisibile che, in poco tempo, ci ha ribadito la precarietà assoluta delle nostre vite. Eppure ci sono dei segni vitali importanti. Immagini di un mondo dove donne e uomini non smettono di impegnarsi per custodire e accudire ogni possibile paziente.

Siamo entrati nella novena di San Giuseppe: una figura centrale nella storia di Maria santissima e del bambino Gesù. Un uomo giusto che avrà il compito di proteggere il mistero della Vergine e di vigilare sulla santa famiglia. Nella devozione, diventerà, custode della Chiesa e padre della provvidenza. Un uomo capace di ascoltare e mettere in pratica l’impegnativo messaggio angelico: «alzati, prendi con te il bambino e sua madre» (Mt 2,13). Dio assicurerà la sua presenza. Una cosa è certa: dall’Egitto richiamerà suo Figlio (Os 11,1; Mt 2,15).

A San Giuseppe affidiamo nella preghiera le nostre vite.

D’altronde, Dio è il Dio della vita. Maria, più di altri, lo sa. Lei, l’umile agnella, con la possibile nostalgia dell’odore della normalità della casa e il peso della paura del persecutore. Lei, tuttavia, è lì con la certezza che #tuttoandràbeneanche se per ora deve attendere. L’angelo ritornerà a parlare.

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